Niente Irap al medico con segretaria part time


Rimborso all’IRAP per il medico, convenzionato con l’ASL, che si avvale dell’opera di terzi e di beni nei limiti del minimo indispensabile per l’esercizio della propria attività professionale (Corte di Cassazione – Ordinanza 26 luglio 2017, n. 18465).

La Suprema Corte accoglie due motivi di ricorso del contribuente, medico convenzionato con l’ASL, avverso la decisione della CTR in relazione all’istanza di rimborso degli acconti e dei saldi dell’Irap versata per gli anni precedenti.
Il professionista argomento che:
– la motivazione offerta nella sentenza impugnata in merito alla circostanza che il contribuente svolgesse la propria attività professionale di medico generico in regime di convenzione con la ASL avvalendosi di una “autonoma organizzazione”, sarebbe apparente in quanto rilevava che il predetto si era avvalso dell’opera di terzi ed utilizzato beni eccedenti il minimo indispensabile senza esplicitare le ragioni del proprio convincimento e senza valutare i contrari elementi di fatto offerti dall’appellato;
– i Giudici regionali avrebbero erroneamente ritenuto assoggettato ad IRAP l’attività professionale del contribuente, medico generico in regime di convenzione con la ASL, non sussistendo il presupposto di una “autonoma organizzazione”, perché svolgente attività con beni minimi indispensabili e perché le spese per compensi a terzi non eccedevano il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale.
Le Sezioni Unite della Corte hanno specificato che il requisito dell’autonoma organizzazione -previsto dall’art. 2 del d.lgs. 15 settembre 1997, n. 446-, il cui accertamento è rimesso al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.
Quanto all’incidenza delle spese per beni strumentali, anche una spesa consistente riferita all’acquisto di un macchinario indispensabile per l’esercizio della professione può rilevarsi inidonea a significare l’esistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, tutte le volte in cui il capitale a tal fine investito non valga a rappresentare fattore aggiuntivo o moltiplicativo del valore rappresentato dalla mera attività intellettuale del professionista ma risulti ad essa asservito ai fini dell’acquisto di attrezzatura connaturata e indispensabile all’esercizio dell’attività medesima e come tale inidoneo ad assumere rilievo, quale fattore produttivo di reddito, distinguibile da quello rappresentato dalla stessa attività intellettuale c/o dalla professionalità del lavoratore autonomo.
Nel caso di specie, la CTR, a fronte di specifiche deduzioni e documentazione del contribuente, non ha chiarito e precisato le ragioni per le quali i pochi beni strumentali di cui il ricorrente si è avvalso nell’esercizio della professione (computer, suppellettili, piccola attrezzatura medica, autovettura) siano idonei a costituire sintomo di maggior capacità di arricchimento e, dunque, eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività, tenuto anche conto che il professionista si è avvalso di lavoro altrui con ausilio di collaboratrice di studio part-time con mansioni esecutive.